Tempi liturgici e opere d’arte
Avvento
Avvento 2020
Per un Avvento strano come quello che stiamo vivendo ci facciamo aiutare da un Giovanni Battista strano, fuori dai canoni classici, come lo presenta Hieronymus Bosch.
Il paesaggio è paradisiaco eppure la minaccia incombe. Tra tutte le piante possibili, l’artista mette in primo piano una pianta carnivora, che sembra inghiottire tutto, persino la roccia sulla quale si appoggia il Battista e lui stesso, concentrato nei suoi pensieri.
Tutti stiamo ormai sentendo il peso di questi mesi e del Covid carnivoro che ci mangia la serenità, la fiducia, la salute e le relazioni. Ma nella sua ingordigia la pianta non si accorge che i suoi frutti stanno per essere divorati da un picchio dalle sfumature verdi e che dietro alla roccia c’è un Agnello accovacciato, come in attesa della sua ora. Il picchio, simbolo di rinascita, è segno di Cristo stesso che ricerca pazientemente e tenacemente la presenza del male per sradicarla.
Il dito del Battista è la speranza di questo Avvento: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). Anche noi, dentro ai nostri giorni difficili, con tutta la Chiesa indichiamo e guardiamo Lui, l’Agnello-Picchio, che “toglie” tutto ciò che ci umilia e ci mangia, e lo fa con la sua continua venuta di bene, di futuro e di speranza.
Avvento 2021
Giuseppe è una figura discreta e dietro le quinte dell’Avvento, ma nel suo “vegliare” e “custodire” riassume tutti i protagonisti.
Eccolo con suo figlio, nell’oscurità di una bottega, che potrebbe essere il luogo di lavoro e di impegno di tutti noi, spesso buio ed esigente, come quel legno su cui Giuseppe sta lavorando, presagio di un altro legno, che darà compimento all’attesa del Figlio.
Ma quella candela tenuta da chi è la “luce del mondo” è la “lampada che brilla in un luogo oscuro”, come dice l’apostolo Pietro (2Pt 1,19).
Così la fiamma in mano a Gesù non incendia solo il suo volto, ma anche gli occhi vivi e umidi di commozione di Giuseppe. Questo sguardo al Salvatore non lo distoglie dal suo lavoro, ma lo rende capace di superare la fatica…
Ci sorprenda così questo Avvento, con gli strumenti del lavoro in mano, capaci di non arrenderci di fronte al peso degli eventi e consapevoli di quanto occorre puntare lo sguardo “oltre”. La fede continui a brillare in noi come la fiamma di De La Tour: ci aiuti a fissare lo sguardo nella vera Luce che dovrà trovarci desti nel momento della prova e della verità, con le lampade accese.
Avvento 2022
Il “Veniente”: ecco Gesù rappresentato nell’atto di fare un passo verso di noi, scendendo dal trono e poggiando i piedi sul nostro mondo.
La mano destra benedice e la sinistra regge il Vangelo.
C’è tutto il nostro Avvento: non una semplice preparazione del Natale, ma l’accoglienza nei nostri giorni di Colui che viene sempre, che ha squarciato i cieli per dire bene della nostra vita, e la apre alla sorpresa del Vangelo, la Buona Notizia senza confini, che raggiunge tutti i tempi, tutte le situazioni, tutte le persone.
Vegliare significa essere capaci di coniugare storia e Vangelo, perché il Veniente trovi accoglienza in me e i suoi passi possano raggiungermi.
Avvento 2023
Zaccaria spettatore muto, incarcerato dalla sua titubanza, un passo indietro rispetto alla fede delle donne.
Maria, a piedi scalzi, eco di Isaia: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza” (Is 52,7).
Elisabetta, giovane nell’abbraccio, che toglie età e rughe.
Insieme in una danza di colori e movimenti che riempie di sorpresa il prigioniero.
Avvento è tempo di uscire dai mutismi della storia e del cuore, lasciandosi trascinare dalla danza dell’attesa, perché il mondo attende persone di salvezza, come quelle croci che segnano i grembi e fecondano la vita. “Attendere: voce del verbo amare” (don Tonino Bello).
Avvento 2024
Iniziamo l’Avvento con questo sguardo di Maria, stupita e quasi spaventata, che ci guarda e sembra dirci: “Sai cosa sta accadendo? Non mi è mai capitata una cosa così!”.
Non ci sono mai capitati giorni come questi, che ci spiazzano (Maria è a sinistra, mentre di solito nelle “Annunciazioni” viene rappresentata a destra!), ci fanno guardare con novità alla nostra casa di sempre e ai nostri giorni feriali, perché scopriamo che lì Dio viene, anzi “si tuffa”, come fa il Padre nel dipinto e come l’angelo invita a guardare. È un angelo “quotidiano”, come i tanti che incontreremo in questi giorni e che ci inviteranno ad accorgerci di questa venuta incalzante del Signore nella storia, per ridarle quel biancore verginale che forse ha perduto, ma che grazie alla nostra laboriosa attesa può riacquistare!
C’è grande movimento in questa Annunciazione, c’è la sensazione che stia avvenendo qualcosa di straordinario… Se ne rende conto anche un gatto! E noi? Ci accorgeremo che il Signore opera novità, tuffandosi nella nostra storia feriale e tanto amata?
Avvento 2025
Questo quadro, apparentemente semplice, è un riflesso del desiderio di Van Gogh di trovare un rifugio di pace e stabilità, in contrasto con le sue turbolenze interiori.
Il dipinto rappresenta la camera da letto di Van Gogh ad Arles, in Provenza, un ambiente essenziale e modesto. Il letto, le sedie, il tavolo con oggetti quotidiani come una brocca d’acqua e un asciugamano, sono tutti elementi di uso comune, disposti in maniera ordinata ma con una certa rigidità. Le pareti sono vuote, eccetto alcuni quadri appesi, che richiamano una presenza artistica costante anche in uno spazio domestico.
La scelta dei colori è vibrante e significativa. Il giallo rappresenta un desiderio di calore e accoglienza, mentre il blu può richiamare la tranquillità, ma anche la malinconia.
Un elemento chiave nell’iconografia è la distorsione della prospettiva: le linee della stanza sembrano leggermente distorte, come se lo spazio fosse instabile. Questo riflette la percezione soggettiva e inquieta di Van Gogh, la sua difficoltà nel trovare stabilità e pace interiore.
L’Avvento ci invita a vigilare e ad “abitare” il tempo con gli occhi aperti, vivendo nella trepidazione, ma con la speranza della venuta del Signore Gesù. Questo è il senso del “vegliare”: dare alla stanza della mia quotidianità un senso, uno spessore, un terreno fertile dove coltivare il “germoglio” di cieli nuovi e terra nuova, con la presenza del Signore, che rende “amabile” la stanza della mia persona e della mia storia. (da “Art street” della Conferenza episcopale pugliese).
Natale
Natale 2020
Nella natività del Barocci dominano i toni neri e marroni della terra. Sono i colori della nostra umanità e anche della fatica del tempo che stiamo vivendo. Più che mai questo Natale è rivestito di terra e di fragile debolezza.
Eppure il dipinto è anche così luminoso, pur non avendo nessuna lampada o candela…
La luce viene da quel Bambino, dal bianco del suo cuscino e delle sue fasce, che rimbalza sulla pietra su cui si inginocchia Maria, raggiunge il sacco di grano, illumina il cesto del pane e va a spegnersi sull’agnello che sta entrando con i pastori. Il Signore Gesù è la nostra roccia, il chicco di grano che dà la vita, il pane che ci sazia, l’agnello che si offre.
La luce si riverbera su chi l’accoglie: Maria, vestita di colore; Giuseppe, con un tono solare, che illumina anche il piede e il sandalo, cioè tutto il suo cammino di fede.
La luce arriva a ravvivare anche il berretto rosso di un pastore che sta varcando la soglia: “Bussate e vi sarà aperto” (Mt 7,7).
Un ultimo tocco di delicatezza e speranza: sotto l’orecchio del bue la luce raggiunge un anello. Serviva ad agganciare il giogo, ma il giogo è stato tolto, e riceve anch’esso uno spiraglio di luce accanto alla roccia. Non c’è più la legge soffocante, è stato tolto ciò che ci opprimeva: grazie a quel Bambino siamo liberi e non più schiavi.
Lasciamo che la luce rimbalzi in ogni piega della nostra vita e anche per noi ci sarà pace, futuro, speranza!
Natale 2021
Era nell’intenzione di San Francesco accostare il bambino Gesù all’Eucarestia, quella notte di Natale a Greccio, quando “inventò” il presepe.
“Il presepe è un Vangelo domestico. La parola presepe letteralmente significa ‘mangiatoia’, mentre la città del presepe, Betlemme, significa ‘casa del pane’. Mangiatoia e casa del pane: il presepe che facciamo a casa, dove condividiamo cibo e affetti, ci ricorda che Gesù è il nutrimento, il pane della vita. È lui che alimenta il nostro amore, è lui che dona alle nostre famiglie di andare avanti e perdonarci” (papa Francesco, udienza generale del 18.12.2019).
Natale 2022
Si sta togliendo i sandali San Giuseppe, nel pannello centrale del Trittico di Van der Goes, detto dei Portinari. Lo fa perché il luogo in cui sta per entrare è sacro, come Mosè davanti al roveto ardente.
La capanna di Betlemme è collocata entro le rovine del palazzo di Davide: se ne scorgono le colonne, ma proprio dietro Maria, dietro gli angeli che pregano adorando il Bambino, vi è una sorta di Porta santa che, anche noi, con san Giuseppe siamo invitati a varcare. È la porta della città di Davide, sopra la quale troviamo la figura di un’arpa e, accanto, un’iscrizione che recita un testo di Isaia: “La vergine che concepirà e partorirà l’Emmanuele, il Dio con noi”.
Gli angeli, con i loro vestiti liturgici e la collocazione, richiamano la celebrazione delle tre messe del Natale: quelli sopra la mangiatoria sono gli angeli della Messa della notte. Gli angeli attorno a Maria e al Bambino celebrano la Messa dell’Aurora. La terza Messa, quella del giorno, è celebrata dagli angeli che, chiamando i pastori, si librano nell’aria. I loro abiti quasi monacali ci invitano alla vigilanza e alla sobrietà
Il covone di grano richiama Betlemme, città del pane; i gigli rossi la passione e quelli bianchi la divinità del Verbo. L’iris e l’aquilegia rappresentano i dolori di Maria, mentre i tre garofani rimandano alla Trinità. Tra le case, nelle bifore stanno vigili alcune colombe, simbolo della preghiera della Chiesa che attende il Signore. Maria, di straordinaria bellezza, nel blu della notte risplende di luce e di umanità. Il suo abito riprende il colore purpureo dell’aquilegia, illuminata di soavità e di candore dal Bambino, che ha per aureola l’umile paglia, ammantata d’oro. Il palazzo fatiscente di Davide è il teatro della grande misericordia usata da Dio all’uomo! È in rovina, ma sarà riedificato dalla fede di quanti crederanno nella promessa. Proprio come noi, chiamati a celebrare “le messe del Natale” nella città, con le sue bellezze e le sue rovine, vigili come colombe.
Natale 2023
La scena risplende di dolcezza e di riposo. Dormono Maria e il Bambino Gesù abbracciati l’uno nell’altra, custoditi da una schiera di angeli che contemplano il volto del Dio bambino. L’oro della luce di Dio illumina il volto di Maria e di Gesù, una luce che non abbaglia, ma una calda luce che riposa.
Le assi di legno, la paglia, la coperta grigia e lo scialle blu che di solito copre i capelli di Maria custodiscono ora l’intimità di una madre e del figlio, dopo tanto cammino, dopo tanto bussare e non aver trovato nessuna porta aperta. Poco dietro, in penombra, l’asino e il bue riscaldano, si vede bene che le loro narici stanno soffiando. Il creato custodisce il Bambino e la Madre.
Davanti a loro Giuseppe, uomo che veglia per l’intera notte, uomo con una candela di fede che illumina tutta la sua figura, una fiamma da custodire e proteggere contro il vento. Egli è tutto fiamma di fede: con lui il buio della notte non prevarrà su quella luce custodita.
Opera di tenebra e di luce, come noi. Opera che custodisce il mistero dell’Incarnazione di Dio in un bambino, un mistero che non abbaglia né acceca, ma illumina e custodisce.
Natale 2024
Lotto ci aiuta a non fermarci alle “cose ovvie” del Natale, a quelle che fanno la felicità dei commercianti e delle tradizioni zuccherose, nelle calorie e nella superficialità spirituale.
Entriamo nel primo livello: Giuseppe sorridente adora con Maria il Bambino che è stato loro affidato, e che si protende con tutto se stesso verso la mamma, in una prospettiva umana piena, reale, non finta.
Continuiamo nel secondo livello: addirittura un Crocifisso, perché quel Bambino offrirà il suo sangue per noi: sarà lui la scala che unirà cielo e terra attraverso la sua morte e risurrezione. E la Chiesa si fa sposa fedele, come la tortora che fa coppia stabile, e canta lo spartito dell’amore, insieme agli angeli.
In diagonale con la Croce, a fianco della cesta di vimini, probabilmente una trappola per topi… Sant’Agostino, commentando la passione, afferma: “Il diavolo ha esultato quando Cristo è morto, ma per quella stessa morte di Cristo il diavolo è stato vinto, come la trappola prende l’esca. La croce del Signore è la trappola del diavolo; la morte del Signore l’esca con la quale sarà preso”.
Entriamo nel terzo livello: un pastore con le sue pecore, immerso nel paesaggio della terra di tutti i giorni, fuori dalla stalla. Che Natale sarà se non arriverà lì, ai luoghi e giorni feriali, dove gustare la presenza del Dio che viene, del Pastore che dà la sua vita per noi?
In primo piano, davanti alla culla una botticella: forse ci sarà del vino… Un sacco pronto: forse ci sarà del pane… C’è un viaggio da fare: quello di questa Famiglia che presto camminerà da straniera in esilio, ma anche quello di ciascuno di noi, per avviarci a vivere un Natale più rispettoso del mistero che presenta e della speranza che accende!
Natale 2025
Quest’opera dell’artista moderno e anonimo Bansky si trova in un hotel situato di fronte al muro che separa israeliani e palestinesi da 23 anni. Davanti alle normalissime statuine ci sono cinque lastre verticali a richiamare il muro. In quella centrale c’è un foro di proiettile forgiato a cometa. Sul muro si intravedono graffiti che richiamano alla pace, all’amore e alla libertà.
La “luce” che passa attraverso il foro richiama l’Oltre: il mistero della scelta di amore dell’Incarnazione. Al centro una ferita prende il posto della cometa. La povertà e tristezza di un foro di morte può diventare segno e guida per chi è lontano e arriva da lontano.
Il Natale porta questo lieto annuncio: la vita vince non “nonostante” le ferite ma “dentro” di esse, perché il Signore Gesù le fatte sue. Il Guaritore diventa ferito per curarci.
Portiamolo in ogni guerra, in ogni ferita, in ogni “buco” di senso e di povertà.
Quaresima
Quaresima 2018
È un tempo di bellezza quello che comincia con il Mercoledì delle Ceneri. Non quella artificiale delle creme e dei trattamenti, dei gesti vuoti dell’esteriorità, ma della bellezza “dentro”.
È l’ora propizia: non ne possiamo più delle brutture del vuoto e della lontananza da noi stessi, dagli altri, dal Signore. Come dice san Paolo è “il momento favorevole” (2Cor 6,2) per tornare al nostro “primo amore” (Ap 2,4).
Saranno 40 giorni: numero biblico che dice cammino, fatica, crescita, conquiste e cadute, mancanza e pienezza.
Ci farà compagnia l’uomo, di ogni tempo, di ogni luogo, di ogni condizione, perché senza di lui è ipocrisia il nostro digiunare, bestemmia la nostra preghiera, condanna la nostra elemosina.
Intravvediamo davanti a noi Tre Giorni della Pasqua del Signore: “deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti” (Eb 12,1).
Quaresima 2019
“Illum oportet crescere me autem minui”
“Lui deve crescere io invece diminuire”: è il filo rosso di questi 40 giorni,
dono che la Chiesa mi fa perché contenga il mio “io” con tutta la sua obesità di egoismo, di spreco, di indifferenza…
Perché cresca Lui, il Crocifisso Risorto, e i suoi fratelli che hanno fame, sete, sono soli, ammalati, prigionieri, nudi, stranieri…
Così l’unico dito puntato che ci potremo permettere sarà quello verso di Lui, appestato come noi, perché più della sua vita non ci poteva dare!
Saranno 40 giorni per essere contemporanei della croce, proprio come Giovanni Battista, che non poteva essere presente perché già ucciso, come il vaso di aromi di Maddalena, che porta impressa la data del 1515, anno di esecuzione del dipinto, ma soprattutto della vita del pittore. La Quaresima ci permette di essere lì, e Lui qui. E da qui possiamo contemplarlo, Agnello che toglie i peccati del mondo, anticipo della vittoria pasquale, già presente nella croce, perché unico è il mistero pasquale e quel sangue versato non è per la morte, ma per la vita. Chi ama fa vivere e non muore mai…
Quaresima 2020
Arrivano i giorni della Quaresima… A qualcuno sembrano lugubri, tristi, esigenti…
Peccato! Sono giorni, come bene ci accompagnano a capire i Vangeli dell’Anno A, di Acqua viva, di Luce senza tramonto, di Vita che scrive risurrezione…
Basta solo avere il coraggio di avvicinarsi al pozzo di questi 40 doni di giorni…
Lo immaginiamo scuro, senza possibilità di vedere il fondo… Se dessimo fiducia a ciò che il Signore ci dice: “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve” (Is 1,18) scopriremmo sorprese!
Eccola la donna di Samaria, vestita di scarlatto, con i capelli sciolti della sua sensualità e delle sue ferite… Ha il coraggio di fermarsi e di guardare le profondità del pozzo.
Vede un’altra luce, che viene proprio dalla profondità! Vede un’altra realtà… Non più sola, non più solo ferita e giudicata, ma in compagnia di vita e di salvezza con Colui che è il cuore, il senso e la meta di questi 40 giorni e di ogni giorno del nostro cammino: il Signore del pozzo, l’Acqua di ogni sete, la Risurrezione di ogni morte. Fermiamoci, guardiamo, sostiamo… ci saranno sorprese anche per noi!
Quaresima 2021
I bagordi carnevaleschi sono finiti. Il nostro buon Arlecchino è finito in gattabuia. Viene sempre l’ora di togliersi la maschera e indossare i panni dell’essenzialità e della verità. Arlecchino è fortunato: quell’ora che sta vivendo è più vera di tutte le altre.
Ciò che conta è coglierla: è l’invito della Quaresima. Vivremo 40 giorni come un inno all’essenzialità del vero, con la passione per una Parola fondata, misurata, capace di edificare. Lasciamo cadere le maschere.
Arlecchino ha il costume più bello e più popolare al mondo ed è stato realizzato con gli scampoli di stoffa dei compassionevoli, di quelli che hanno dato del loro, solo un pezzetto, forse, ma lo hanno dato. Così siamo noi tutti: nessuno sarebbe quello che è se non avesse ricevuto qua o là pezzetti di aiuto, di incoraggiamento, di sprone a continuare.
La brocca davanti alla maschera ci parla: “Togli anche l’abito vecchio e indossiamo l’abito nuovo della veste battesimale. Sii grato per il Battesimo che hai ricevuto e spendilo nella comunione della Chiesa! Tendi l’orecchio: ciò che suona in questo tempo di grazia non è la musica assordante del Carnevale, ma quella liberante del Vangelo! Ascoltala, danzala, lasciati cambiare…”
Settimana Santa 2021
L’ultima cena di Stanley Spencer impressiona per la sua originalità. Ci sembra di essere in una trincea o in un lager… Come a volte ci sentiamo ormai da mesi.
Al centro 15 piedi… 15 passi: quelli della Via Crucis che il Signore si appresta a vivere in questa Settimana Grande. 15 perché nel conteggio c’è la Risurrezione, termine ultimo di questi e di tutti i nostri giorni.
12 ciotole di cibo: manca quella di Gesù… Perché lui si fa ciotola che raccoglie il dono, lui si fa cibo. Spezza un pane che si fa libro, dove Giovanni, chino sul suo petto, legge il compimento della Parola nel Verbo che si fa carne e che offre la sua vita.
15 passi che portano a lui, che è al centro della tavola e di ciò che celebreremo insieme.
Percorriamoli, con la nostra vita e con la nostra morte.
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e troverete ristoro per la vostra vita”. (Mt 11, 28-29).
Quaresima 2022
In questo tempo la Chiesa ti accompagna ad entrare in quel mistero di morte e risurrezione che è la Pasqua di Cristo. C’è una bellezza, nel vivere le rinunce dei giorni delle Ceneri, anzitutto, e poi dei giorni seguenti fino alla grande Settimana Santa, ove tutto esplode.
I silenzi, le offerte segrete, lo snocciolarsi delle ore, sempre uguali, ma vissute più responsabilmente per un corpo che prende le distanze dai suoi appetiti e dalle sue intemperanze, somigliano a quelle gemme sui rami, apparentemente brune, come loro, ma pronte, in realtà, a sbocciare nello stupefacente caleidoscopio di colori che è la fioritura primaverile.
I giorni delle Ceneri, nel freddo della penitenza, sono un dito puntato verso la Pasqua, sono la promessa di un inizio, il cammino verso la rivelazione del Risorto, che non avrà mai fine.
Pensavo a tutto questo mentre sfogliavo una riproduzione di Tacuina sanitatis, stupenda raccolta di manuali di scienza medica del 1400, riccamente illustrata.
Una coppia sta di fronte al mandorlo scambiandosi confetti. Mi piace pensare che essa rappresenti la Quaresima e la Pasqua o, meglio ancora, l’Antico e il Nuovo Testamento.
L’uomo cammina un po’ curvo come sotto il peso della fatica ed è teso verso un amore sempiterno che porti, come il mandorlo, la certezza di una primavera senza fine. La donna nella sua leggiadra dolcezza veste il rosso della passione, ma tiene fra le mani le mandorle della fecondità.
La Quaresima è un po’ parabola della vita intera, similmente al mandorlo e a questa stupenda miniatura: siamo in cammino appesantiti dalle rinunce o dagli aggravi della vita, ma il cuore è sempre vigile e desto, verso una felicità che ha da venire. E viene, nella promessa già certa della Pasqua, con una fecondità (di cui la mandorla è simbolo), che non può fallire.
suor Maria Gloria Riva
Quaresima 2023
Un bacio, famoso, antico, interrogante. È quello tra Giuda e Gesù, rappresentato da Giotto nella Cappella degli Scrovegni. Contornato da una selva concitata di bastoni, torce, urla, cenni, gente agitata, un orecchio mozzato, una tetra figura di spalle, una massa umana nera…
Proprio come i nostri giorni, abitati dalla concitazione e dall’ansia, dalla fretta violenta, dal rifiuto.
La Quaresima ci invita a fermarci e a rimettere al centro l’unica scena che merita, l’unico amore che vale, l’unico bacio che decide la vita.
Nell’affresco Giuda bacia colui che non vuole incontrare nei sentimenti, e il suo baciare diviene il gesto osceno di colui che penetra nello spazio amorevole con lo spirito del ladro. Sant’Agostino scrive di lui: “Egli si curva in se stesso come un bandito che ruba ciò che gli è stato offerto e che gli sarebbe appartenuto se avesse saputo prendere ciò che ha”.
Tenta di nascondere la sua tragica goffaggine sotto al mantello, avvolgendo Gesù nella tentazione del superficiale, del tutto e subito, del denaro e del prestigio.
Il Maestro, con il suo nobile sguardo sembra dirgli e dirci: “Chi sei, cosa stai cercando, dove vai, per chi mi hai preso?”.
Le domande della Quaresima, le domande della vita…
Quaresima 2024
“L’albero della vita”: così grande e stupendo che nella sua chioma ospita comodamente un banchetto luculliano, con eccessi di ogni tipo. Tutti guardano se stessi o noi spettatori: nessuno guarda in profondità per vedere il sottilissimo ormai punto di appoggio, lavorìo incessante della morte, che vive del vuoto, dell’assenza di solidità e del fervente impegno del male e della tentazione.
Dall’altra parte, Cristo vestito di viola – colore dell’invito al cambiamento, della conversione – si accinge a suonare una campana. Non si può non pensare a Hemingway: “Per chi suona la campana?”. La campana suona per me, per te, per tutti.
In questa Quaresima il Signore ci avverte, con sguardo preoccupato e premuroso, che dovremmo darci pensiero per altro. La scritta dice: “Vedi che devi morire e che non sai quando! Attenzione: Dio ti guarda, vedi ti sta guardando!”.
Per noi, per l’Europa, per il mondo, questa Quaresima fa suonare una campana. (suor Gloria Riva)
Qualcuno l’ascolterà? Qualcuno si accorgerà che la scure è alle radici, che l’equilibrio si sta spezzando? La speranza è nell’ascolto di quel lieve rintocco: “Il tempo è compiuto. Il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15).
Settimana Santa 2024
Giorni di incontro con la croce.
Giorni di uno sguardo paziente, profondo, drammatico del Cristo, che affronta l’apice dell’amore, con gli occhi alla terra che tanto ha amato, a ciascuno di noi, che raggiunge fino ai nostri inferi.
Giorni di ascolto della musica che quella mano sembra suonare sulla Cetra del legno, sinfonia di salvezza che tutti ci cattura, ci trascina e ci trasfigura.
Non lasciamo che suoni invano!
Quaresima 2025
Nel mosaico del catino absidale dell’abbazia di San Miniato al Monte, a Firenze, troviamo un’ignota e audace opera di artisti bizantini: un Cristo misteriosamente gravido. È stato il loro modo di farci capire che la sofferenza del nostro Salvatore adesso non è più la croce, orribile strumento di morte, ma l’attesa, il desiderio, anzi, il travaglio che annuncia per tutti noi l’imminente nascita di una novità pasquale. Questo ci daranno la possibilità di vivere questi 40 giorni benedetti, che ci collocano nel grembo materno del Signore Gesù, per essere plasmati nella speranza della salvezza. “Tutta la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Nella speranza infatti siamo stati salvati” (Rm 8, 22-24).
Settimana Santa 2025
La straordinaria nitidezza di un pelo della barba, di un capello, di una lacrima… Antonello da Messina ci aiuta così ad entrare nei Giorni luminosi e oscuri della Grande Settimana, dicendoci che essa è scrigno prezioso che custodisce la nitidezza, la realtà, la concretezza dell’amore, che dona “fino alla fine” (Gv 13,1), fino al più piccolo particolare, che non appartiene più al Signore di ogni vita, perché non ha più nulla che non abbia donato.
Lui, “per mezzo del quale tutto è stato fatto” (Gv 1,3), umiliato da un guinzaglio per animali, ma con lo sguardo sempre fisso al Padre, al suo amore, alla tremenda responsabilità di annunciare nella sua carne l’infinita bontà e tenerezza.
Eccolo. Fissiamolo in questi Giorni, senza lasciarci distrarre da nulla. Lasciamo che quel nitido volto si stampi nel nostro cuore e ricordiamo che “egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue” (1Gv 5,6), gocce di divina umanità per la vita del mondo.
Quaresima 2026
A volte i santi ci spaventano e ci abbattono con le loro conversioni drammatiche, radicali, tanto da farci pensare: “Non ce la farò mai…”. La Quaresima ci “tira su”, perché ci conforta che proprio nella normalità dei giorni si apre uno spazio di possibilità di novità e di cambiamento.
Nella scena la Maddalena è ancora avvolta di vesti sontuose, di gioielli preziosi, di gente tutta interessata a lei… Ma lei è l’unica che non guarda più se stessa: il suo sguardo è rivolto a Gesù, che non è disdegna di stare in mezzo a “pubblicani e peccatori”, e proprio da questa “prossimità” fa nascere uno sguardo nuovo, una direzione diversa, un fuoco di altro spessore e forza.
Non dimentichiamo che l’itinerario quaresimale va dalla cenere al fuoco, non viceversa. Il Signore viene a prenderci nel gelo delle nostre ceneri, dei nostri inferi e ci porta a scaldarci attorno al suo fuoco, che attenderemo vivendo operosi i 65.970 minuti di possibili conversioni di questi 40 giorni.
Un po’ alla volta anche il nostro sguardo cambierà direzione! Dobbiamo solo scegliere di non andarcene, avvinghiati all’apparente solida colonna della nostra vita vecchia, come quel personaggio senza volto sulla sinistra.
Pasqua
Pasqua 2018
“Io esco nella luce, questa è l’aurora di Pasqua. L’orto di Giuseppe è gonfio di rugiada sotto i miei piedi. Il cielo a oriente si tinge di sangue. Quale moneta il sangue. Lui solo compera. Io compro tutti. Compro il dolore, la paura, la bestemmia, la perdizione. Sulla collina ho sputato la spugna inzuppata di fiele, ma ora inghiotto la Morte perché non torni a germogliare. Sarà l’ultimo disgusto della mia passione. E poi musica, fino alla fine del mondo”.
Luigi Santucci, “Volete andarvene anche voi?”
Orto di Giuseppe, Giardino di Pasqua, Calvario trasfigurato, fecondato dalla sorgente del Battesimo, illuminato dalla Luce Gentile del Cero nuovo: ricreaci nella speranza, in eterne passeggiate con il Risorto, che “resta con noi perché si fa sera”.
Pasqua 2019
Pietro vestito del marrone della terra di tutti noi…
Gesù, chinato come il servo, ma con la veste bianca del Risorto.
Il suo volto scompare nel gesto del dono: ora è riconoscibile in chi ama, in chi fa risorgere il fratello. Ma i lineamenti del Risorto si specchiano nel catino di acqua sporca… è il dono della Chiesa, sporca nel suo peccato, ma potente mediazione di quel Volto e di quella Vita.
Sul tavolo il pane e il vino, sullo stesso bianco del Risorto, la Pasqua che continua, che ci viene offerta di Domenica in Domenica.
In questa luce pasquale anche il volto di Pietro è illuminato, e se la sua mano sinistra è ancora aperta per rifiutare quel gesto, la destra si appoggia di peso sulla spalla di Gesù e conferma il bisogno di misericordia e di perdono.
Pasqua: il grande inchino del Risorto alla nostra umanità per onorarla, innalzarla, amarla, salvarla.
Sotto a questa scena un tappeto blu, come il cielo che è sceso sulla terra e canta l’eterno “alleluia” di questo abbraccio, alleanza pasquale tra cielo e terra, firmata per sempre dall’amore del Vivente.
Pasqua 2020
Gesù non era sacerdote della tribù di Levi, non ha mai compiuto riti sacerdotali al Tempio. Eppure la Lettera agli Ebrei lo chiama “sacerdote della fede che professiamo, sommo sacerdote che prende parte alle nostre debolezze, il sommo sacerdote che ci occorreva”. Il suo è un sacerdozio della Nuova Alleanza, non di riti vuoti ma di vita, non di astrazioni ma di carne. È stato unto sacerdote così dal Padre: “Tu sei il figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” (Mc 1,11).
La sua unzione si mescola con l’acqua ed il sangue sgorgati dal cuore del Crocifisso e diventano il grembo che genera il popolo della Nuova Alleanza, tutti noi battezzati, sacerdoti della vita, in lui e con lui. Così è Pasqua nel sacerdozio nuovo. Così sale l’alleluia dai nostri giorni, dalle nostre famiglie, dalla nostra situazione di quarantena, da tanti limiti e da tante speranze.
Buona Pasqua, popolo sacerdotale!
Pasqua 2021
In uno dei momenti più critici dell’attività del profeta Geremia, quando ormai la speranza di ritrovare fede e sicurezza a Gerusalemme sembrava perduta a causa del re di Babilonia che premeva alle porte della città, Dio lo chiama a vedere in modo nuovo le cose che gli stanno attorno.
“Cosa vedi Geremia?”. Risposi: “Vedo un ramo di mandorlo”. Il Signore soggiunse: “Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla”. (Ger 1, 11-12)
Parola realizzata dalla vigilanza di Dio: ecco la Pasqua, ecco anche questa Pasqua, dove il Signore continua a vigilare, anche se non sempre ne siamo convinti. Eppure quanta risurrezione in tutta questa paura, ansia e morte. Quanti cuori luminosi coltivano e indicano germogli di bene e futuro!
Mandorlo in ebraico si dice “shaqued”, che significa “il vigilante”.
Per questo Dio risponde così, giocando sull’ambivalenza del termine.
Il mandorlo affascinò profondamente anche Van Gogh. L’artista racconta al fratello quanto la fioritura di quest’albero incantasse il suo animo fino a fargli dimenticare le sofferenze psichiche delle quali soffriva.
Il vigilante mandorlo ci rimandi al Vigilante risorto e salvatore, che incanta il nostro animo facendo fiorire di risurrezione i nostri giorni.
Pasqua 2022
Il Risorto sale a mani levate, mostrando le cicatrici, come a testimoniare la forza disarmante dell’amore e il desiderio di portare con sé ogni ferita e di pronunciare salute (salvezza) su ogni cicatrice.
Al centro, rigonfio della luce del Padre, c’è il lenzuolo che, quale immensa placenta, libera la vita nuova inaugurata da Gesù, con la sua carne trasfigurata. Egli sale al Padre, la cui iridescenza maestosa per un attimo svela il regno che il Figlio è venuto ad annunciare.
Arcobaleno di luce, che squarcia le tenebre, che spezza il sepolcro, che vince il male.
La sua Pasqua è futuro luminoso per i nostri giorni opachi, colore indicibile per i nostri grigi fallimenti e le nostre nere sconfitte.
“Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12).
Pasqua 2023
Il pittore Paolo Bortoli, di Costabissara, nel 2015 ha realizzato questo acquerello per la prima pagina della “Voce dei Berici”, settimanale della diocesi di Vicenza.
Riprendendo l’inno gregoriano “Victimæ paschali laudes”, traduce in sequenze, compenetrate in aree circolari, gli episodi della Settimana Santa: la violenza che si raccoglie attorno a Gesù, la cattura, il viaggio verso la croce, l’uccisione e il suo sangue versato, la sepoltura nella tomba nuova. Così lui diventa il pane-vittima puro della Pasqua, antico e nuovo sacrificio che apre alla vita nuova del Risorto. Questo nuovo sole squarci anche quelle tenebre che in noi ancora resistono alla potenza del Mattino.
Pasqua 2024
Quel piede sinistro: spinta che porta il Trasfigurato fuori dalla prigionia della morte, oltre i limiti del sepolcro, a pronunciare vita su quelle guardie del vuoto, addormentate, stanche, incapaci di reggersi senza motivi nuovi per sperare.
Quel piede sinistro trafitto: è lì per invogliarci tutti a nuovi passi possibili, nuove gioie inattese, nuovi orizzonti impensati.
È la Pasqua del Signore! Egli è lo spartiacque della storia: dietro di lui il paesaggio umano si divide in deserto e giardino, rassegnazione e possibilità, aridità e fecondità.
In mezzo quel piede sinistro, quello sguardo di potente serenità, quel vessillo di un’alba nuova.
«Chi è che arriva con vesti tinte di rosso? È avvolto nel suo splendido mantello, cammina a testa alta, conosce tutta la sua forza: “Sono io, il Signore. Vengo a rendere giustizia, e sono potente per salvare il mio popolo”». (Is 63,1)
Pentecoste 2024
Da Babele a Pentecoste, nell’attesa dello Spirito.
La scena di Babele è contraddistinta dai toni scuri: nero, grigio, blu, con una torre distorta e confusa. Man mano che gli uomini salgono perdono il volto, oppressi dalle pietre, diventano tutti uguali e grigi.
Questi giorni di attesa dello Spirito ci sono dati per accogliere la mano aperta del Padre che dona lo Spirito perché tutto splenda, si ravvivi, si vesta di oro e di fuoco, avvolga e conquisti il “progetto Babele” nel “progetto Pentecoste”.
Tutti noi, con i nostri volti illuminati e diversi, con lo sguardo verso l’altro, con le mani operose di Vangelo e di preghiera, siamo il grembo della Chiesa, che genera vita fecondato dallo Spirito, come fu per Maria, gli apostoli Pietro e Paolo e ogni annunciatore del Vangelo.
Vieni, Spirito creatore, aiutaci a lasciare le pietre dell’uomo vecchio e a rivestirci di Cristo, Pietra angolare del progetto Pentecoste!
Pasqua 2025
Correggio è molto abile a creare una pittura morbida, armoniosa, cromaticamente ricca, proprio come la Pasqua, morbida perché ha vinto gli spigoli del male e della morte, ricca di senso, di relazione, di sguardi e gesti, cromatico per l’infinita varietà di colori e sfumature che nascono da quell’alba del giorno dopo il sabato.
Le braccia di Gesù diventano frecce segnaletiche riassuntive delle sue grandi passioni: l’uomo nella sua situazione quotidiana e il Padre: egli diventa Ponte per avvicinarle e farle eternamente incontrare. Il cappello di paglia e gli attrezzi del giardiniere, ci aprono la strada della sua presenza rivelata e nascosta nei frutti della Pasqua: i segni, le persone, i sacramenti. Maria “pensava che fosse il custode del giardino” (Gv 20,15). Sì, lo è, per sempre e per tutti: il custode del giardino della vita nuova e immortale che sgorga dalla sua Pasqua.
Pasqua 2026
Ci attrae quest’opera giovanile del grande artista olandese Rembrandt, che qui si cimentò in un olio su carta.
La “calamita” è la luce, “protagonista indiscussa, che determina la dinamica della costruzione del quadro, penetra nei ritratti rivelandone l’interiorità” (Maria Gloria Riva).
Al centro, con un vero tocco da maestro, Rembrandt ha collocato due occhi spalancati per cogliere l’attimo in cui l’occhio della fede si illumina e per renderne partecipe chi si pone davanti all’opera. Gli occhi dei due discepoli all’inizio erano chiusi, “incapaci di riconoscerlo”, ora invece si aprono. Quegli occhi sono anche i nostri, che siamo nella condizione dei due di Emmaus, quando il Risorto “sparì dalla loro vista”.
Vieni, benedetta Pasqua! Spalanca i miei occhi sul Risorto, “Luce da Luce” perché non possiamo più reggere il buio dei nostri sepolcri, il freddo delle nostre relazioni, la desolazione delle nostre guerre e il pianto delle nostre morti.
Vieni, Stella del mattino, vieni Alba eterna, sorgi, illumina e salva!
Siamo “figli della luce”: rendici sfolgoranti di Pasqua!
Tempo Ordinario
Tempo Ordinario 1/2016
Scia di profumo che ci lega al Cristo nella ferialità dei giorni: ecco il Tempo tra l’anno.
Noi ai suoi piedi, per ascoltarlo, per scegliere la parte migliore, per professare il nostro amoroso dipendere dal senso che ha spalancato con la sua Pasqua.
Profumo di salvezza e risurrezione, profumo di dignità e di perdono, profumo di speranza e di futuro: così i giorni si animano di Lui e i nostri piedi, nudi di potenza e di orgoglio, imprimono orme di Lui là dove viviamo, lo amiamo e lo celebriamo.
Tempo Ordinario 2/2016
Nell’anno liturgico il Tempo Ordinario è costituito da trentatré o trentaquattro settimane, distribuite tra la festa del Battesimo del Signore e l’inizio della quaresima (primo periodo), e tra la settimana dopo Pentecoste e la solennità di Cristo Re (secondo periodo). A differenza degli altri tempi liturgici, il Tempo Ordinario non celebra un particolare mistero della vita del Signore e della storia della salvezza, bensì il mistero di Cristo nella sua interezza. È il tempo per eccellenza nel quale metterci sulle orme di Gesù verso il compimento della storia.
Intorno alla Domenica, che ne dà il ritmo, la Chiesa nel Tempo Ordinario si sperimenta in cammino, sostenuta dalla Parola, nella sequela del Risorto che per lei e per tutta l’umanità ha donato la sua vita. Così è chiamata a “conformarsi” al suo Signore. Il Tempo Ordinario, che spesso viene considerato quasi un tempo minore, un tempo poco significativo, è invece il tempo dove si gioca in qualche modo la verità degli altri tempi, il tempo dell’ordinarietà e della quotidianità, il tempo della vita dei discepoli di Gesù che fanno della Pasqua il criterio fondamentale della loro esistenza. Il Tempo Ordinario, se vissuto nella fedeltà al cammino che la liturgia ci propone, può divenire il tempo “custode” di quella “capacità di ordinarietà” di cui oggi abbiamo tanto bisogno.
Tempo Ordinario 1/2017
Il nostro ambone ci prende per mano nel Tempo Ordinario che riprendiamo dopo aver celebrato il mistero dell’Incarnazione.
“Si compirono per lei i giorni del parto” (Lc 2,6): sono questi “i giorni del parto” per ciascuno di noi, quando nell’ordinarietà siamo chiamati a dare concretezza di vita, di scelte, di relazioni alla Parola che ascoltiamo, perché continui a renderci fecondi, vincendo la sterilità della superficialità e della visione delle cose sostanziata dal nulla.
“Vi annuncio una grande gioia” (Lc 2,10): le parole dell’angelo ai pastori sono il contenuto di ogni annuncio… “La” grande gioia è lui, il Signore della vita, che si intrattiene con noi come con amici: parlandoci ci salva e salvandoci ci parla.
“Maria custodiva tutte queste cose” (Lc 2,19). è il mandato per ognuno di questi giorni “ordinari” perché carichi della straordinarietà di Dio: custodire le sue opere, la sua bellezza, la gioia di appartenergli… Chi custodisce raccoglie in unità, dà profondità e futuro, è al riparo dalla dispersione. Così, di giorno in giorno, il Signore continua a formare in noi la sua immagine, perché “nulla vada perduto” (Gv 6,12).
Tempo Ordinario 2/2017
Riprende il Tempo Ordinario, che ci porterà, in un viaggio di giorni, possibilità, respiro, alle soglie dell’Avvento. È tempo per accorgersi della grandezza del quotidiano, che diventa il luogo amato e abitato dal Signore per continuare ad operare le sue meraviglie. È tempo per non dare nulla per scontato, per non togliere mai dall’orizzonte lo stupore. È qui che “ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” (Qo 3,1). È qui che il Signore “ha fatto bella ogni cosa a suo tempo” (Qo 3,11). È qui che “il tempo del canto è tornato” (Ct 2,12) perché i giorni celebrano il Risorto e ci introducono sempre più nel suo mistero.
Tempo Ordinario 1/2018
“Chi raccoglie d’estate è previdente
e chi dorme al tempo della mietitura è uno svergognato!” (Pr 10,5)
Ci sono tante cose da “raccogliere” in estate: il gusto del silenzio, il dono delle relazioni, la bellezza della natura, la possibilità di un servizio, la saggezza di una lettura, la rigenerazione di un gioco…
Ma soprattutto il tempo… quello per Dio, per me stesso, per gli altri…
Il libro dei Proverbi invita ad una sana vergogna chi dorme mentre il tempo offre occasioni e possibilità… Il riposo ci può stare, ovviamente, ma anch’esso a servizio di una “previdente raccolta d’estate”.
Il tempo non è denaro: sarebbe troppo umiliante per chi ce lo dona!
Il tempo è il progetto di Dio che matura e porta futuro, vita, pienezza… Diamo tempo al tempo!
“Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo” (Lc 6,38).
Tempo Ordinario 2/2018
E senti allora,
se pure ti ripetono che puoi
fermarti a mezza via o in alto mare,
che non c’è sosta per noi,
ma strada, ancora strada,
e che il cammino è sempre da ricominciare.
– Eugenio Montale
In questi in giorni in parrocchia tutto riparte… si fanno programmi, si incontrano équipes, si sognano momenti, si gustano possibilità di relazioni nuove.
Non può che essere così! Per seguire “la Via” è necessario il cammino, per diventare discepoli è necessario andare, per accogliere il limite è necessario l’oltre… I passi nuovi sono la benedizione del Risorto, che è sempre più avanti, che suscita nostalgia del futuro, che tende le mani perché dopo il primo passo ce ne sia un altro, e così via…
“Noi andiamo tutti di inizio in inizio attraverso inizi sempre nuovi” (Gregorio di Nissa).
Tempo Ordinario 1/2019
“Ordinario… troppo ordinario!”
Era il giudizio su un vestito da scegliere per un’occasione importante, e che ha fatto scartare la proposta… “Ordinario”: pensate che questa parola deriva da due radici: nascere e camminare…
Benedetto allora questo Tempo Ordinario, che inizia dopo la festa del Battesimo di Gesù, prosegue fino al martedì prima delle Ceneri e, dopo la pausa quaresimale e pasquale, riprende da dopo la Pentecoste fino alla vigilia dell’Avvento.
Benedetto Tempo di cammino, dove nasciamo come discepoli che seguono il Maestro.
Benedetto Tempo di cammino, dove sostiamo tenacemente nell’eucaristia domenicale.
Benedetto Tempo di cammino, dove contempliamo, di sfaccettatura in sfaccettatura, il diamante prezioso della vita del Signore Gesù, dei suoi incontri, delle sue parole, dei suoi segni, delle sue gioie e delle sue fatiche.
Benedetto Tempo di cammino, che rende straordinarie le nostre ordinarietà, perché non siano mai scontate, mai acquisite, mai ingrate.
Con la grande compagnia della Chiesa possiamo nascere e camminare in questo Tempo come “sognatori che possono trovare la strada al chiaro di luna e vedere l’alba prima del resto del mondo” (Oscar Wild).
Tempo Ordinario 2/2019
Scrive suor Maria Gloria Riva: “Tra il 600 e l’800 il farmacista era un benefattore della società, amico di Cristo, guaritore come lui e, al par di lui, depositario dei misteri celati nella creazione. Nacque così la curiosa iconografia del Cristo apotecario. Alcune erano vere e proprie insegne esposte alle pareti di farmacie che ponevano sotto la protezione del Cristo la loro attività, oppure miniature come questa. In una spezieria attrezzatissima, con scaffali pieni di barattoli e scatole etichettate, entrano due clienti d’eccezione. Sono Adamo ed Eva i quali, visti gli esiti del loro errore sull’umanità, decidono di ricorrere allo Speziale più illustre della storia onde essere guariti”.
In questo tempo di ripresa dell’attività dopo le ferie, di inizio autunno, di avvio delle attività ordinarie della vita comunitaria, potrebbe farci bene un salto da questo Farmacista, per ricordarci che senza di Lui non si sta bene, non si è in forma, non si guarisce. Mettiamoci in coda dietro Adamo ed Eva, che se ne intendevano di bisogno di star bene… Con gioia e speranza prendiamo ciò che Lui ci prescriverà per la nostra salute, che in latino è “salvezza”.
“Perciò attendiamo fiduciosi la salvezza che viene da lui, supplichiamolo che venga in nostro aiuto”. (Gdt 8,17)
Tempo Ordinario 1/2020
Dovevano aver attirato l’attenzione di Bruegel queste due scimmie, arrivate nel ricco porto di Anversa. Il pittore gioca sul contrasto tra l’ampio e luminoso porto di Anversa con le sue promesse di prosperità e l’arco schiacciato di una fortezza che domina il fiume Schelda, un arco piuttosto angusto entro il quale stanno le due scimmiette. Una guarda insistentemente fuori dall’arcata scrutando i movimenti del porto, il volo libero degli uccelli, l’altra si rivolge a noi perplessa e triste (Gloria Riva).
A terra i gusci di noce, forse l’esca di facili promesse che ha fatto perdere la libertà…
Il “Tempo tra l’anno” che iniziamo subito dopo le celebrazioni natalizie ci accompagna a gustare, dentro alle nostre prigionie, nostalgie, sogni e facili illusioni, la Buona Notizia che il Signore è liberatore! Si è fatto come noi per farci come lui, libero, fedele, pienamente innamorato del Padre e di tutti noi. Nella sinagoga di Nazaret, all’inizio del suo “Tempo ordinario” dirà che in lui diventa realtà il sogno di Dio: “Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, ai prigionieri la liberazione” (Lc 4,18).
Tempo Ordinario 2/2020
Dopo la celebrazione comunitaria di appena una settimana del Tempo pasquale, riprende quello Ordinario. Cosa ci dirà, reduci da tre mesi di “quarantena”? Come ci troverà?
Saremo in cammino, simili ai portatori di candela di Samuel Bak. Con aria preoccupata ci guardiamo indietro, perché ancora c’è sgomento e paura… Ma siamo capaci anche di guardare avanti e di continuare il cammino, pur feriti: si stacca un braccio, una gamba, un ginocchio è diventato strada, la portantina si è rotta: impossibile in queste condizioni camminare e portare un peso…
Eppure, ed è questa la grande speranza, si continua a reggere il cero pasquale, che la nostra fede ha acceso. E la sua fiamma si confonde con un cielo scuro e ventoso, ma incapace di spegnere quel fuoco di speranza. Sarà così il nostro Tempo Ordinario: il cammino dell’impossibile nelle realtà possibili, la testardaggine della speranza, più forte di ogni ferita!
Tempo Ordinario 3/2020
Continua il nostro cammino nel Tempo Ordinario. Guardiamolo con quest’opera di Vladimir Kush, che richiama il celebre detto di Gesù sul cammello e la cruna dell’ago.
Questa enorme cruna sta al centro della scena, puntellata da una serie di croci di legno (ciò che abbiamo accumulato a scapito di altri) e, paurosamente inclinata nel vuoto, indica sempre il cielo.
Commenta suor Gloria Riva: “A strattonare non un solo cammello, ma un’intera carovana c’è un beduino. L’animale sembra non voler saperne di entrare e, con lui, tutti gli altri. Dietro l’apparente povertà del beduino c’è una ricchezza egoistica che impedisce al perspicace cammello di transitare dentro la cruna. Oltre al filo disegnato dalla carovana, c’è un altro filo: è quello del fiume placido che scorre tra le case. Là c’è la vita concreta, lontana da lotte di armi e petrolio, lontana da fondamentalismi arroganti, là c’è la vita laboriosa e quieta di chi confida nella Provvidenza.
Quel filo argenteo disegna l’esperienza dell’uomo che si contenta di ciò che offre il quotidiano. Il sole sorge all’orizzonte sui due scenari, ed è come lo sguardo divino che vigila sulla verità”. Crescere e celebrare nel Tempo Ordinario ci aiuta a stare nella carovana giusta, a godere del fiume placido dell’amore di Dio che scorre nelle nostre case.
Tempo Ordinario 1/2021
Non esisteva l’ecografia nel 1505, eppure gli occhi della fede avevano già esplorato il mistero della vita. I fratelli Strueb, artisti tedeschi vicini alla tradizione agostiniana, realizzano una delle più straordinarie Visitazioni della storia dell’arte.
Maria ed Elisabetta, entrambe gravide, s’incontrano e si abbracciano, immerse nell’atmosfera dorata dei fondi medioevali. Dentro di loro: Cristo sta in piedi, splendente di luce; Giovanni è già in ginocchio, in adorazione di una Presenza.
Dopo aver celebrato il mistero fecondo del Natale iniziamo ora il Tempo Ordinario, nella ricerca di ogni ora e di ogni situazione gravida di Cristo, nella ferialità dei giorni, delle prove e delle speranze. Ognuno di noi porta in sé la storia di salvezza che continua e ci chiede di abbracciare il fratello per incontrare il Signore. Tornerà il tempo degli abbracci, ma già fin d’ora possiamo donare Colui che portiamo nel grembo, possiamo fecondare di vita nuova le tante situazioni che cercano un grembo disponibile.
Tempo Ordinario 2/2021
Un giorno, sant’Agostino in riva al mare meditava sul mistero della Trinità, volendolo comprendere con la forza della ragione. Vide un bambino che con una conchiglia versava l’acqua del mare in una buca. Incuriosito dall’operazione ripetuta più e più volte, interrogò il bambino: “Che fai?”. La risposta del fanciullo lo sorprese: “Voglio travasare il mare in questa mia buca”. Sorridendo Agostino spiegò pazientemente l’impossibilità dell’intento ma, il bambino fattosi serio, replicò: “Anche a te è impossibile scandagliare con la piccolezza della tua mente l’immensità del mistero della Trinità”.
Il Tempo Ordinario, che riprendiamo dopo la celebrazione della Pasqua, è il nostro pellegrinare nello sterminato mare del Signore, con l’umile consapevolezza che la nostra buca non basterà mai a contenerlo.
Il bambino è vestito dello stesso colore di uno strano sole verde a tre teste, che indica con la mano e che richiama la potenza di fertilità e di vita della Trinità.
Fa da contrasto, dietro ad Agostino, un albero morto e tagliato, secco, senza futuro: un monito per noi a non ridurci a sterili e saccenti fruitori del tempo, ma a chinare il capo, come Agostino, riconoscendo che il cammino del Tempo Ordinario, come quello della vita, è immagine di quel mare vasto, fecondo e incontenibile.
Tempo Ordinario 3/2021
Nella pittura c’è un particolare soggetto chiamato “homo bulla”: non dipinge solo un gioco ma la condizione dell’uomo, che medita sulla fragilità della sua vita.
Quest’uomo, con alle spalle il buio, ripiegato su di sè a contemplare il nulla, richiama il modo di vivere il tempo che passa e la qualità che ognuno di noi è chiamato a dargli. Un ramo verde è collocato nel bicchiere del sapone: anch’egli destinato a non avere futuro, se continua a rimanere in quel liquido portatore di morte.
Un osservatore dallo sguardo triste guarda senza comunicare.
Anche la bolla è pallida e avvolta nell’oscurità.
Tutto ciò è proprio l’antitesi del Tempo Ordinario che viviamo nel suo ultimo tratto prima dell’Avvento. Tempo di verde fecondo, perché assorbe l’Acqua viva che è il Risorto! Tempo di luce che rimbalza quella del mattino di Pasqua! Tempo di relazioni calde e sananti, che scaturiscono dalla promessa: “Non vi chiamo più servi, ma amici!” (Gv 15,15).
Tempo Ordinario 2022
Ecco già alle porte il Tempo tra l’anno, l’Ordinario.
Da non intendersi con “il banale”, ma come i giorni del feriale stupore per la grandezza della nostra salvezza.
Il Verbo fatto carne, entrato in ogni tempo, in ogni vita, in ogni morte, spinge ogni giorno fuori dal sepolcro noi poveri lazzari.
I flutti del mare, i resti degli incendi, la potenza delle tenebre: tutto con lui diventa “porta di risurrezione” che si spalanca sulla potente luce del suo amore.
È ora, è adesso che lui è con noi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi.
Tempo Ordinario 1/2023
Un’opera conosciuta con due titoli: “Rejoice” (gioire) oppure “Il buon pastore”. Sono due ottime prospettive per il Tempo Ordinario che iniziamo: sono i giorni per seguire il Pastore buono con gioia nella ferialità.
Noi camminiamo illuminati da quel sole: giallo, caldo, enorme, fonte di calore e di vita, di forza e di spiritualità, capace di esaltare la luce e i colori della quotidianità umana.
Sembra quasi che il sole si stia “dissolvendo” mentre si avvia a tramontare, trascolorando tutto ciò che illumina: il giallo si trasforma nel verde e nel blu del cielo; la terra stessa sembra farsi inglobare dal disco solare, così che l’ocra diventa arancio e rosso. Tutto diviene nuovo quando è rischiarato dalla luce di Dio: tutta l’esistenza si illumina dell’intero spettro dell’iride, quasi a ricordarci che l’alleanza di amore di Dio con l’uomo: nella pace i campi emanano il loro profumo e le farfalle volano tra i colori dell’arcobaleno.
La forza vitale di questo sole è capace di rendere verdeggiante un arbusto che sembrava disseccato facendolo quasi diventare un nuovo roveto ardente, perché in ogni ora, in ogni luogo, in ogni fallimento si diffonde la speranza del Risorto.
La pecora ritrovata si affida al Pastore, volto a volto: la sua paura è sparita quando si sente “portata” da lui. Nei nostri giorni “ordinari” tutto diventa festa, danza e musica, perché il Pastore del tempo e della vita ci tiene nel suo abbraccio.
Tempo Ordinario 2/2023
Nella città di Stiride, in Grecia, nel santuario dedicato all’eremita Luca, troviamo un mosaico del Cristo con gli undici apostoli.
Già questo numero ci dice che siamo nei giorni immediatamente successivi alla risurrezione, e precisamente otto giorni dopo, perché cogliamo il gesto di Tommaso che indica la ferita del costato.
Il tempo e l’umidità hanno portato via il volto di questo apostolo, così che rimane solo il dito che indica e il gesto solenne del Signore Gesù che sta sulla porta e indica l’alto, quasi a dire che c’è una Porta Nuova, che è lui stesso. La scritta sottolinea la sua irruzione nel tempo e nel quotidiano: ““A porte chiuse” (Gv 20,19).
Il Tempo Ordinario che stiamo vivendo ci pone tutti nella situazione di cercare la nostra identità, di costruire incessantemente il volto cristiano della nostra vita, indicando la vastità di quelle ferite, spalancando quella Porta Nuova, riprendendo umilmente passo dopo passo la Via di speranza e risurrezione che è il Signore Gesù, che nessuna porta chiusa potrà fermare.
Tempo Ordinario 1/2024
Impressiona la colonna che si erge sul mare appena placatosi di Lewandowski. È la “Visione” di due uomini fermi, ormai al sicuro, che guardano in alto, illuminati da quel biancore sulla sommità.
Un nuovo sole che sorge? Cristo, luce del mondo? La sua Eucaristia, che di domenica in domenica ci accompagna dentro e oltre ogni tempesta, nuova colonna di luce e di vita che ci fa passare ogni giorno il mar Rosso di quello che il papa Pio XI chiamava “il terribile quotidiano”.
Come gli ebrei, nel cammino dentro al deserto, piantavano cippi indicatori, così anche noi, iniziando il Tempo Ordinario, mettiamo paletti certi e argini sicuri: il Cristo come Via, la sua Parola come Verità, il suo Pane come Vita.
Tempo Ordinario 2/2024
Il “polittico dell’Agnello mistico” non è solo un grande capolavoro realizzato nel 1432 dai fratelli Jan e Hubert van Eyck. È una “mappa” che ci guida indicando la direzione. Tutti nel quadro si stanno muovendo verso l’Agnello: chi a piedi, chi a cavallo, chi angelo e chi uomo, chi è sconosciuto e chi è individuabile, chi è cristiano e chi no… Tutti “seguono l’Agnello dovunque vada” dice l’Apocalisse. (14,4).
Tutti dentro ad un giardino, perché lui “su pascoli erbosi ci fa riposare, ad acque tranquille ci conduce” (Salmo 23). Al centro, vero protagonista, è l’Agnello, sopra all’altare, con il suo sangue che sgorga a riempire un calice, dal quale tutti attingeranno vita e salvezza.
L’Agnello è la fontana della vita, che disseta i nostri giorni nel loro “ordinario” fluire.
Seguiamolo con fiducia e gioia, “ovunque vada”.
Tempo Ordinario 1/2025
Nei villaggi fiamminghi del ‘500 era normale veder camminare mendicanti, lebbrosi o ciechi che tentavano di aiutarsi per far fronte alle fatiche del vivere.
Pieter Bruegel è un osservatore attentissimo delle molteplici sfumature delle fragilità e infermità dell’uomo: ogni cieco è affetto da una diversa malattia che colpisce gli occhi e che li accomuna tutti nell’incapacità di vedere: “Quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!” (Mt 15,14).
All’inizio del Tempo Ordinario siamo noi quei ciechi. Sei, numero dell’imperfezione, apparentemente condannati a precipitare tutti nel fossato, dopo il primo, che ha con sé una gironda, lo strumento musicale col quale aveva forse tentato di non pensare all’impegno di “vedere”, senza investire in un discernimento quotidiano: “Dove vado oggi? Con chi? Quale luce sto cercando?”. Sennò ci meriteremo il rimprovero del profeta Ezechiele: “Hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli” (Ez 12,2).
Questo è il tempo liturgico della ferialità del cammino, della possibilità di usare i bastoni per una cordata diversa da quella tragica diagonale in discesa. Al centro della fila cieca si alza serena, solida, con una piccola porta in evidenza, c’è una chiesa, “la” Chiesa, porta di speranza per tutti.
Di domenica in domenica, abbiamo la possibilità di rispondere al vuoto dello sguardo del secondo cieco che ci interpella. Bruegel ci suggerisce una risposta: scorgere il bellissimo iris che si tende verso di lui, simbolo della Trinità, che ci attira col suo profumo e la sua bellezza e può salvare dai fossati della disperazione chiunque abbia occhi per vedere e saggezza per scegliere.
Tempo Ordinario 2/2025
Potenza di volti e di gesti in questo “Buon samaritano” del Romanino, che lavorò per un periodo anche a Padova, nel monastero di Santa Giustina.
Un uomo che spicca su tutto per il rosso di quel nobile e concentrato amore, che si china a versare olio e vino su un costato ferito… Richiamo al mistero del Crocifisso, evocato anche dall’albero sulla destra, sfacciatamente ignorato dal sacerdote e dal levita, uomini grigi, che se ne vanno sulla strada dell’indifferenza e della lontananza, in una direzione muta di bene e di prossimità, leggendo una Legge di carta che li ha resi ciechi davanti al libro di carne che la Croce svela.
Sulla sinistra, in un’altra direzione, la scena del futuro, che appartiene a chi si carica il ferito sulla sua cavalcatura e lo porta alla locanda del calore e della cura.
Il Tempo Ordinario che riprendiamo, è questo cambiamento di direzione, “l’altra strada per far ritorno al nostra paese” (Mt 2, 12), nella quale dare compimento al mistero pasquale, celebrando il Crocifisso Risorto nella ferialità fragile dei giorni, con gesti di cura che hanno il potere di vincere il grigiore dell’apatia e della sterile ripetitività di riti e parole vuote.
Signore Gesù, buon samaritano che “ti fai prossimo a ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito, e versi sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza” (Prefazio comune VIII) e che sei ad un tempo soccorritore e ferito, vieni a noi in questi giorni di sacra ferialità e donaci di celebrarti nella carne dell’uomo, di toccarti con animo delicato e umano in ogni ferita, di amarti nelle soste di vita nuova che questo Tempo Ordinario ci donerà.
Tempo Ordinario 1/2026
Questa immensa tela del Veronese (66 mq) ci aiuta ad iniziare il Tempo Ordinario, il più lungo dell’anno liturgico, spezzato in due parti: da dopo il Battesimo di Gesù fino al martedì prima delle Ceneri e da dopo Pentecoste all’inizio dell’Avvento.
Il pittore inserisce la scena delle nozze di Cana dentro alla società, agli edifici, ai vestiti del suo tempo. Questo è anche quanto succede nella liturgia che, di domenica in domenica, getta un ponte tra l’evento Gesù e la nostra vita di oggi.
La scena è ricca ed animata: tutti si muovono, a differenza di Gesù, che è il centro della prospettiva, immobile, il viso inondato di luce. Da lui scaturisce ogni movimento ed energia, anche oggi, anche per noi. C’è una sorta di asse verticale, che parte dall’alto, dove dietro una balaustra un macellaio sta spezzando un agnello, scende fino al Cristo, prosegue, fino al gruppo dei musici, arriva ad una clessidra posata sul tavolo. Questa direttrice ci svela il Tempo Ordinario: al centro la persona di Gesù, che continua a donarsi (l’agnello) nel tempo (la clessidra), perché il tempo non sia più un arido scorrere di secondi, ma in esso celebriamo la bontà e l’amore di Dio, ritrovando i volti delle persone, che diventano il “luogo” preferito dove incontrarlo (il Veronese tratteggia i musici con il suo volto e quello di Tiziano, Tintoretto e Jacopo da Bassano).
Vissuto così, anche il tempo si trasforma, e diventa la festa di nozze dell’Agnello con ciascuno di noi!
mt 6,66 x 9,90