Carissimo don Silvano
e comunità parrocchiale di San Bonaventura,
con queste semplici righe voglio dirvi e darvi il mio grazie – anche a nome della nostra piccola comunità cristiana che vive “dietro le sbarre” del carcere Due Palazzi di Padova – per la vostra presenza discreta e gradita del 28 dicembre scorso.
Ci sono delle realtà, e tra queste il carcere, che sono di difficile interpretazione: realtà nelle quali la miseria e la misericordia sono due sorelle difficili da far convivere assieme. Sono le medesime realtà, però, che permettono all’uomo che le incontra di allargare lo sguardo su orizzonti che fino a poco tempo prima pensava definiti e definitivi. Entrare e toccare con mano il volto di una comunità come la nostra è uscire con qualche certezza in meno e qualche dubbio in più: è sempre meglio avere dei dubbi che delle false certezze nella vita.
Da parte mia e delle persone che con me condividono questa difficile avventura di periferia, l’impresa e il sogno è quello di far in modo che questa nostra parrocchia entri sempre più nelle logiche e nei pensieri dell’intera Diocesi. Non sappiamo se, nei tempi e nelle modalità che ci saranno concesse, ci riusciremo o meno: quello che è certo – come avete potuto notare – è che ce la metteremo tutta per tentare di riuscirci.
La Madonna – della cui statua ci avete fatto dono e che appena sistemata vi farò vedere tramite una foto (i nostri falegnami stanno costruendole un piedistallo in legno) – ci protegga nei nostri percorsi. E vi protegga nelle vostre aspirazioni.
Con la vostra inaspettata e preziosa generosità (mille euro) mi sarete d’aiuto nella forma di carità che abbiamo scelto come stile: dare la possibilità – con biglietti aerei o del treno – a dei detenuti di riabbracciare i loro genitori o i loro figli dopo anni di lontananza: c’è gente (anche italiana) che non stringe la mano ai suoi parenti anche da cinque anni!
Come augurio vi lascio un pensiero a me molto caro. Uno di quelli che, da soli, valgono la speranza per coloro che ogni mattina entrano in carcere per annunciare la Buona Novella. E’ di Dietrich Bonhoeffer, una delle figure di spicco del Novecento europeo, pure lui carcerato.
“Guardando la cosa da un punto di vista cristiano, non può essere del resto un problema particolare trascorrere un Natale nella cella di una prigione. Molti in questa casa celebreranno probabilmente un Natale più ricco di significato e più autentico di quanto non avvenga dove di questa festa non si conserva che il nome. Un prigioniero comprende meglio di chiunque altro che miseria, sofferenza, povertà, solitudine, abbandono e colpa hanno agli occhi di Dio un significato completamente diverso che nel giudizio degli uomini; che Dio si volge proprio verso coloro da cui gli uomini sono soliti distogliersi; che Cristo nacque in una stalla perchè non aveva trovato posto nell’albergo; tutto questo per un prigioniero è veramente un lieto annuncio e credendo questo, egli sa di essere inserito nella comunità dei cristiani che supera qualsiasi limite spaziale e temporale, e le mura della prigione perdono d’importanza”. D. Bonhoeffer, Lettera ai genitori, Tegel, 17 dicembre 1943
Noi pregheremo per voi. Voi, se potete, pregate per noi, sopratutto per me: non è sempre facile essere pastore in una terra di periferia, dove i fili del bene s’intrecciano inevitabilmente con i fili del male. Eppure una strada la si deve inventare anche qui dentro. Buon 2015!
don Marco Pozza e la comunità cristiana del “Due Palazzi”